Milano e il “Quarto stato” di Pellizza da Volpedo

Cosa vedere a Milano: Quarto stato - Pellizza da Volpedo

Milano e il “Quarto stato” di Pellizza da Volpedo

Milano e il “Quarto stato” di Pellizza da Volpedo: 100 anni di storia vissuta assieme

Esattamente un secolo fa, il 20 maggio 1920, il Comune di Milano acquistava il “Quarto stato” di Giuseppe Pellizza da Volpedo.

Forse non tutti sanno che il Comune di Milano è stato in un certo senso un precursore del crowdfunding. Si celebrano oggi i 100 anni dell’acquisizione del Quarto Stato di Pellizza da Volpedo, acquistato grazie ad una sottoscrizione pubblica, cioè un crowdfunding ante litteram.

Alla sottoscrizione pubblica, indetta allo scopo di acquistare la tela, parteciparono milanesi di varia provenienza ed estrazione sociale, dai ricchi banchieri agli artigiani, fino a raccogliere le cinquantamila lire necessarie ad acquistare la tela dagli eredi dell’artista.

Osservando l’enorme dipinto a olio su tela (ben 293×545 cm!), esposto nella prima sala del Museo del Novecento, se ne percepisce immediatamente la carica, l’energia, la forza infusa da Pellizza da Volpedo nella sua opera.

E si tratta di una “forza” sviluppatasi in un arco di tempo di ben dieci anni: tanto ci volle per arrivare al “Quarto Stato”.
Il lungo percorso artistico che culminerà col capolavoro di Pellizza da Volpedo inizia nel 1891, con “Ambasciatori della fame”, opera che l’artista abbozzò dopo aver assistito ad una manifestazione di protesta di un gruppo di operai.

Molto impressionato dalla scena, annota nel suo diario: «La questione sociale s’impone; molti si son dedicati ad essa e studiano alacremente per risolverla. Anche l’arte non dev’essere estranea a questo movimento verso una meta che è ancora un’incognita ma che pure si intuisce dover essere migliore a petto delle condizioni presenti».

Diverse le versioni dell’opera: il risultato finale evidentemente non soddisfa il pittore, che ambisce a ottenere la rappresentazione di una lotta sociale «serena, calma e ragionata», riproponendo il tema ne “La fiumana”.

Qui la massa di gente qui è ben più vasta, fino al punto da formare – come suggerisce il titolo – una vera e propria fiumana umana. Pellizza decide di aggiungere un particolare interessante: una figura femminile con un bimbo in braccio, introducendo il tema della famiglia che protesta insieme ai lavoratori.

Successivamente, alla luce del brutale massacro di Bava-Beccaris a Milano, Pellizza decise – siamo nel 1898 – di riprendere per la terza volta il lavoro, con una nuova opera: il “Cammino dei lavoratori”.

Ad opera completa, nel 1901, Pellizza scelse un nuovo titolo: il “Quarto stato”. Per realizzare il suo dipinto, l’artista usò modelli in carne e ossa che conosceva bene: suoi concittadini che pagava tre lire a giornata e che vestiva lui stesso. La caratteristica decisiva del Quarto Stato è di essere una somma di vicende e tragedie vere.

Per la figura al centro, forse la più famosa, Pellizza utilizza due modelli diversi. Il primo – sono suoi i lineamenti del viso della figura centrale – si chiamava Giovanni Zarri detto Gioanon, muratore e padre di otto figli. Il secondo, Giovanni Gatti, farmacista di Volpedo.

Il riferimento per la terza figura femminile, dolce e drammatica, fu invece Teresa Bidone, moglie di Pellizza, morta di parto nel 1907 col bimbo che aveva in grembo.

Più dietro rispetto al terzetto di testa, noterete un uomo che dà la mano al bimbo biondo: contadino ingegnoso, Lorenzo Roveretti si costruì una specie di autobotte con un bidone e una grondaia, e si era conquistato l’appalto per la pulizia delle strade. Ma quando passava, la gente usava la sua acqua per lavarsi i piedi e a lui stava benissimo anche così.

Cosa vedere a Milano: il Quarto stato di Pellizza da Volpedo
Cosa vedere a Milano: il Quarto stato di Pellizza da Volpedo (riquadro in basso)

Dove sono conservate queste opere di Pellizza da Volpedo?

I bozzetti di “Ambasciatori della fame” (in alto a sx nell’immagine) appartengono a collezioni private, “La Fiumana” (in alto a dx) si può ammirare presso la Pinacoteca di Brera di Milano e il “Quarto Stato” (metà inferiore dell’immagine) costituisce infine l’opera di apertura del percorso di visita al Museo del Novecento.

Ricordiamo ai nostri lettori come, prima di giungere al Museo del Novecento, l’opera sia stata esposta al Castello Sforzesco di Milano, nella Sala Consiliare di Palazzo Marino e nella sala dedicata al Divisionismo all’interno della GAM – Galleria d’Arte Moderna di Milano.

Se vuoi altri consigli su cosa vedere a Milano in un giorno, leggi anche questo articolo.

Il Sindaco di Milano Beppe Sala su Pellizza da Volpedo e il Quarto stato

In occasione del centenario, il sindaco Giuseppe Sala in un video ha ricordato la stagione di “riformismo municipale” in cui fu deciso di comprare l’opera simbolo della lotta di classe dei lavoratori nei primi anni del Novecento.

Il dipinto, come ha osservato il primo cittadino milanese, “rappresenta il popolo, la donna in primo piano con un bambino in braccio è sua moglie, ma soprattutto riconosce il grande valore del lavoro“.

Guarda il video con l’intervento di Beppe Sala nella playlist #iorestoacasa: video da non perdere per essere portatori sani di cultura del canale Youtube di Eventi@Milano.it

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Paolo Vanadia

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