The Space Cinema Odeon, Milano

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The Space Cinema Odeon, Milano

Il teatro di Santa Radegonda, situato nelle vicinanze dell’abside del Duomo, si era insediato sul sito di un antico, omonimo convento benedettino con annessa la chiesa di Santa Radegonda, fondato nel IX secolo. Nel 1784, con l’ordine di soppressione dei monasteri dell’imperatore Giuseppe II (il “protettore” di Mozart), le monache sono costrette ad abbandonare il convento che viene svuotato mentre la chiesa viene sconsacrata. Negli stessi anni viene aperta da Giuseppe Piermarini via Santa Radegonda al fine di agevolare il tragitto della carrozza arciducale da Palazzo Reale alla Scala.

Dopo varie traversie, in quel luogo era stato inaugurato un modesto teatro in legno. Correva l’anno 1803 (lo stesso che vedeva la nascita del Carcano; vedi scheda). Già due anni dopo, tuttavia, accanto a spettacoli di marionette e a commedie dialettali ecco comparire, immancabile, il melodramma. Nel 1806 la sala ospita addirittura un classico quale Nina pazza per amore (Paisiello, 1789). Nei decenni successivi anche le opere di Rossini saranno di casa tra queste mura, a un passo dal Teatro alla Scala e dalla Cannobiana. Con alti e bassi il teatro continua a essere attivo durante l’Ottocento, viene ristrutturato nel 1851 e conosce una vera e propria rinascita quando passa nelle mani di Edoardo Sonzogno nel 1875 che vi introduce l’illuminazione a gas e vi porta le opere liriche più note. L’esperimento termina però già nel 1881 e la sala torna ad essere abbastanza anonima.

Nei primi anni ottanta il teatro viene dismesso e l’edificio abbattuto per edificare, tra il 1882 e il 1883, la centrale termoelettrica Santa Radegonda della società Edison, la prima d’Italia e d’Europa, la seconda nel mondo dopo New York, sita nella piccola area compresa fra le vie Santa Radegonda e Agnello. La costruzione è testimoniata oggi da una targa commemorativa realizzata in occasione del centenario. Dotata di un’altissima ciminiera (52 m) e di profili in cotto lombardo, l’edificio accoglieva al primo piano le caldaie a carbone e al piano terra le macchine alternative a vapore e le dinamo. La potenza elettrica delle quattro dinamo installate, modesta oggi ma notevole all’epoca, era di circa 350 kw complessivi e bastava per accendere 4800 lampade ad incandescenza. L’energia elettrica prodotta era in corrente continua e veniva distribuita tramite conduttori interrati in una piccola area compresa fra piazza del Duomo, piazza della Scala e la Galleria Vittorio Emanuele II. Da quel momento non si utilizzeranno più lampade a gas ma l’elettricità. Da ricordare, l’inaugurazione della stagione lirica 1883 della Scala, con La Gioconda di Amilcare Ponchielli, fra lo stupore e la meraviglia del pubblico presente, in un teatro illuminato da 2880 lampade ad incandescenza. E’ la prima significativa realizzazione di illuminazione pubblica in Italia, coronata da grande successo.

La centrale elettrica ha però vita breve in quanto nel primo Novecento si guarda già all’uso della corrente alternata; così l’impianto viene chiuso, essendo obsoleto: la trasmissione della corrente non riusciva infatti ad andare al di fuori del centro cittadino. Lo stabile viene abbattuto nel 1926, quando si decide di abbattere l’intero isolato presente tra via Agnello e via S. Radegonda. Sostanzialmente nel medesimo posto del teatro Radegonda, in prossimità del’imbocco di corso Vittorio Emanuele, di fianco al palazzo che ospita la pasticceria-confetteria Baj, compare nei primissimi anni del Novecento un cinema-teatro dal nome provvisorio di Padiglione Cinematografico, ben presto cambiato in Santa Radegonda che alterna spettacoli teatrali a proiezioni cinematografiche con accompagnamento dal vivo dell’orchestra. Più precisamente l’orchestra suona durante le proiezioni serali e festive mentre al pomeriggio ci si accontenta di un buon pianista. Il film in programmazione viene cambiato ogni martedì e ogni sabato. L’edifico può vantare, fin dal 1909, una facciata illuminata da numerose lampadine.Sarà proprio il Santa Radegonda il primo cineteatro funzionante ad energia termoelettrica, inoltre il primo dotato di un servizio di “bar automatico”, con annessa una pista di pattinaggio.

La gestione del cinema Santa Radegonda è dapprima della Pathé – Freres; poi, dal 1922, passa alla Leoni films che gestisce anche il vicino Palace. Da quell’anno le due sale utilizzano manifesti tipografici pressoché identici.
Saltuariamente la sala ospita, al posto del consueto film, documentari incentrati su grandi eventi, occasione rara (all’epoca) per vedere personaggi e luoghi di notevole rilevanza politica, sociale o religiosa. E’ il caso del documentario che mostra Benedetto XV e la cerimonia di santificazione di Giovanna d’Arco nel 1920.

Nella seconda metà degli anni venti, grazie alla famiglia Pittaluga, che si occupa anche di produzione cinematografica, viene edificato un nuovo, imponente edificio residenziale a il cui piano sotterraneo e piano terreno vengono destinati rispettivamente dal teatro e dal vasto ed elegante cinema Odeon. Il nome comune a numerose sale nel mondo, derivante da un termine greco che significa “cantare” (letteralmente “costruzione destinata alle gare musicali”) e dal quale derivano anche le parole ode e aedo. Sopra lo schermo è presente la scritta, in caratteri dorati, “Ex tenebris vita”, tutt’ora presente.
La sala viene inaugurata il 26 novembre 1929, con un’anteprima a inviti, presenti anche le autorità cittadine. Dopo un concerto musicale, al pubblico viene proposta la proiezione di La spedizione del Barone Franchetti in Dancaglia.Il nome del primo direttore è Ugo Bossi, seguito, nel 1963, da Remigio Paone. L’Odeon è destinato ad affermarsi come uno dei principali e più duraturi luoghi dello spettacolo filmico nella metropoli lombarda.

Nel 1986 l’Odeon, rilevato dal gruppo americano Cannon, è la prima sala milanese a trasformarsi in Multisala – nuovo nome Cannon Odeon – mantenendo la grande, caratteristica sala principale (1170 posti), fagocitando il teatro sotterraneo che si trasforma nella sala numero due (540 posti) e aggiungendo altre sei (in seguito otto) piccole salette (tra i 100 e i 250 posti), molte delle quali possono permettersi (considerata l’esiguità dei posti) una programmazione dedicata al cinema d’autore. Nel tempo la programmazione dele sale piccole purtroppo ridurrà la propensione al cinema d’autore, per limitarsi a replicare i film di maggiore successo in cartellone nelle sale principali. Il complesso rimane comunque intatto, con la sua entrata elegante, i suoi marmi, le preziose impiallacciature in radica, le lampade e le originali appliques in gusto déco.
Nel 1988 la multisala viene acquisita dal circuito Cinema 5, facente capo al gruppo Mediaset di Silvio Berlusconi: il nome cambia in Odeon Cinema 5. Nel 1993 le sale diventano dieci: la sala 9, situata al piano terra, con una capienza di 137 posti ha uno stile moderno, mentre la sala 10 è ricavata da una parte dell’ingresso della galleria del vecchio cinema, alla quale si accede salendo un’elegante scalinata; presenta un soffitto a cassettoni ed ha una capienza di 117 posti.
Le due nuove sale vengono inaugurate venerdì 29 gennaio 1993, rispettivamente con Puerto Escondido (Salvatores, 1992) e Il danno (Malle, 1992). Altra novità: all’esterno del cinema, vengono installati 10 porta manifesti luminosi indicanti i rispettivi film in cartellone; ciascun poster è dotato di un display con il numero decrescente dei posti ancora disponibili nella sala di riferimento.
Dal 1988 al 2008 la multisala aderisce anche a manifestazioni cinematografiche cittadine, quali “Cannes e dintorni” (in giugno) e “Panoramica di Venezia” (in settembre).
Nel luglio 2009, decolla il progetto The Space Cinema, che porta alla creazione di una nuova società che detiene le attività di Medusa Multicinema e le strutture di Warner VIllage Cinema: 24 strutture dislocate su tutto il territorio italiano, per un totale di 242 sale cinematografiche. Anche l’Odeon rientra nel progetto e la multisala cambia nome in The Space Odeon: ha anche un suo spazio all’interno del sito web, www.thespacecinema.it, per informazioni, prenotazioni e acquisto dei biglietti.

[Fonte: www.giusepperausa.it/cinema_odeon.html]




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