Green Book, recensione del film in uscita al Cinema

Green Book, Viggo Mortensen nei panni di un buttafuori italoamericano. Leggi la recensione a cura di Irma Silletti

Green Book, recensione del film in uscita al Cinema

Green Book, Viggo Mortensen nei panni di un buttafuori italoamericano

Diretto da Peter Farrelly, il film candidato agli Oscar come “Miglior Film” esce nelle sale italiane il 31 gennaio. Il lungo viaggio di un musicista, accompagnato dal suo autista buttafuori che lo segue in Tour per l’America, è l’inizio di un rapporto destinato a durare nel tempo. Leggi la recensione di Green Book a cura di Irma Silletti.

Di candidature ai prossimi Oscar Green Book ne ha ricevute ben 5 (oltre a “Miglior Film” concorre per “Miglior Attore”, “Miglior Attore non protagonista”, “Miglior Sceneggiatorua originale” e “Miglior Montaggio”) e dà l’impressione di essere uno di quei film destinati a lasciare il segno. Basato su una storia vera, la pellicola non è un biopic ma racconta il breve lasso di tempo in cui il talentuoso pianista classico Don Shirley (Mahershala Ali), si ritrova a condividere il suo Tour nel sud degli Stati Uniti con Tony Vallelonga detto “Tony Lip” (Viggo Mortensen), un autista improvvisato e quanto di più distante dal suo austero stile di vita.

Elegante, acculturato e costantemente dedito allo studio il primo, rozzo, ignorante e impulsivo nelle sue reazioni plateali e rumorose il secondo. Siamo a New York nel 1962 e Tony Lip dopo tanti anni passati a fare il buttafuori al Copacabana, è improvvisamente costretto a restare a casa per un paio di mesi a causa dei lavori di ristrutturazione al locale. Ed è così che l’Italoamericano del Bronx si ritrova, per caso e in maniera assolutamente fortuita, nel lussuoso appartamento di un musicista di colore che sembra venire da un altro pianeta. Non potendo permettersi di restare senza un lavoro, Tony accetta, seppure con qualche riserva, la proposta di seguire Don Shirley in un lungo viaggio per gli stati del sud. E sarà un’esperienza al limite tra il surreale e l’esilarante.

I due sceneggiatori Brian Hayes Currie e Nick Vallelonga (figlio di Tony) risaltano i due aspetti portanti del film, la questione razziale e l’amicizia strampalata, improbabile ma disinteressata, che riuscirà a durare negli anni a venire. Sarà proprio Tony Lip, forte dei suoi modi burberi e poco convenzionali, a tirare fuori dai guai in diverse occasioni il suo datore di lavoro, vittima di offese e prevaricazioni per il colore della sua pelle, nonostante Don Shirley si affidi al libro Negro Motorist Green Book, una guida di motel, ristoranti e pompe di benzina in cui anche i neri sono accettati.

Certo sarebbe inconcepibile oggi pensare a una così osteggiata convivenza tra bianchi e neri, considerato che solo fino a pochi decenni fa, in un Paese come gli Stati Uniti d’America, fosse decisamente abituale accettare sale ristorante, servizi igienici e locali di ogni ordine e grado divisi per razza.

Sono anni di forti contraddizioni gli anni Sessanta, anni in cui l’opinione pubblica ha la sensibilità di riconoscere e apprezzare un grande talento, di pagare il biglietto di un concerto per ascoltarlo esibirsi ma non ammette la sua presenza al ristorante. Ed è proprio durante il Tour di Don Shirley che verranno fuori le differenze e l’assurdità prevaricatrice del razzismo.

Proiezioni di Green Book nei cinema di Milano

Scopri le proiezioni di “Green Book” nelle sale cinematografiche di Milano al link www.mymovies.it/film/2018/green-book

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Irma Silletti

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